LE STRATEGIE NELL’AFFRONTARE I PROBLEMI
Le situazioni problematiche sono una parte normale della vita quotidiana di ognuno: buona parte di tali situazioni si riescono ad affrontare in modo soddisfacente, altre meno, altre vengono vissute invece come insolubili.
Definiamo come Problem-solving (PS) una modalità di affrontare i problemi che consiste nel procedere per passi specifici in successione. Le persone, anche se non hanno mai sentito parlare di Problem-solving, affrontano di fatto i problemi della vita quotidiana seguendo inconsapevolmente questo percorso.
Le situazioni problematiche interpersonali spesso non vengono affrontate nello stesso modo con cui si affrontano problemi “pratici”, quali organizzare una vacanza o una cena. Un alto livello di coinvolgimento personale, quale può essere nel vivere una situazione difficile familiare, può interferire con l’obiettività.
Vissuti emozionali di ansia e di disagio sono segnali che esiste una situazione problematica: se una persona prova disagio ha il diritto di affermare di avere un problema e quindi il diritto di cercare di risolvere questo disagio. Tali emozioni spiacevoli portano spesso a tentare di fare subito qualcosa per rimediare, ma a volte è necessario prendersi del tempo per riflettere con calma su come agire.
Probabilmente ognuno può imparare ad affrontare i propri problemi interpersonali più efficacemente, riconsiderando le strategie che impiega e verificando quindi se esiste qualche passo, nel cammino verso la soluzione, che possa essere corretto o migliorato.
I “passi” del Problem-solving:
- Individuare-definire il problema: diciamo di avere un problema quando ci troviamo in una situazione di disagio, dalla quale non abbiamo la possibilità immediata di uscire. È importante cercare di definire la situazione che riteniamo problematica con chiarezza, eventualmente cercando di scomporre il problema iniziale, se troppo complesso, in sotto-problemi più piccoli e più facilmente definibili.
- Definire l’obiettivo: una volta inquadrato e definito il problema, bisogna definire l’obiettivo: cosa ci aspettiamo possa ridurre o eliminare il nostro disagio, per poterci dichiarare alla fine soddisfatti?
- Osservare-raccogliere i dati: per affrontare qualsiasi problema è indispensabile cercare di raccogliere tutti i dati che concorrono a costituire la situazione problematica. Spesso è necessario decidere di darsi del tempo per osservare con calma esattamente cosa succede. Studiare una certa situazione problematica significa rispondere a domande tipo: “chi, dove, come, quando, quanto spesso, quanto dura“, astenendosi di cercare di rispondere al “perché”. Oltre a cercare di descrivere così la situazione, bisogna osservare cosa succede prima e dopo tale situazione, ovvero i fatti antecedenti e le conseguenze.
- Produrre ipotesi di possibili soluzioni: a questo punto possiamo cercare di immaginare tutte le possibili ipotesi di soluzione che ci vengono alla mente, evitando di giudicarle subito (“brain-storming“).
- Valutare vantaggi e svantaggi per ciascuna: rivedendo le possibili ipotesi di soluzione prodotte, cerchiamo di immaginare quali effetti positivi e quali effetti negativi ciascuna possa prevedibilmente produrre, e costruiamo allora una scaletta riordinando le varie ipotesi dalla più promettente (maggiori vantaggi – minori svantaggi) in giù.
- Sperimentare la soluzione che sembra più vantaggiosa, curandone attentamente l’attuazione, quindi
- Verificare: è stato raggiunto l’obiettivo definito?
Se l’obiettivo è stato perseguito, possiamo dichiararci soddisfatti!
Se no, senza scoraggiarci come spesso avviene, possiamo ripercorrere a ritroso i passi del PS, per non buttare via il lavoro già fatto, fino a trovare il punto da cui ripartire:
6 > La soluzione ipotizzata è stata messa in atto correttamente?
Trattando di problemi interpersonali, spesso la possibile soluzione passa attraverso occasioni delicate di comunicazione: fare una buona proposta ma con il tono sbagliato rischia di allontanare l’obiettivo. Per questo motivo l’allenamento alla comunicazione Assertiva può fare la differenza.
5 > Se la prima ipotesi di soluzione non ha funzionato, posso cercare di utilizzare la seconda…?
Se non sono emersi altri elementi, magari la seconda o la terza si rivelano valide.
4 > Posso immaginare altre ipotesi?
Se no,
3 > Devo cercare (o sono emersi) ulteriori dati, nuove informazioni?
Anche facendo tesoro dell’esperienza fatta nell’attuare le ipotesi precedenti.
2 > L’obiettivo è stato definito correttamente?
Spesso si scopre che l’obiettivo iniziale è stato espresso in modo vago e fumoso, e può essere riformulato più chiaramente, in modo più significativo e verificabile. “Da domani cambio vita!” garantisce che domani non cambierà nulla; “Provo a organizzarmi un sabato pomeriggio piacevole” magari comincia a migliorare la qualità della vita.
1 > Posso frazionare il problema in sotto-problemi più piccoli?
Spessissimo il problema considerato sembra irrisolvibile perché troppo grosso, in realtà semplicemente implica una serie di sotto problemi che vanno individuati e affrontati prima singolarmente. Bisogna accettare che partire dal basso permette di arrivare in alto: cominciare a lavorare sui problemi più “piccoli” permette alla fine di ottenere “grandi” risultati.